V. SBCCC
ARCADIA
euòi. A

 

un auspicio di Valerio Ambiveri

 

 

 

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Arcadia è il luogo mitico dove equilibrio e serenità tra uomo animali e natura vive la sua dimensione idilliaca.
Altri lo hanno chiamano Eden, ma la differenza è che in Arcadia le dolci conversazioni e l’armonia fanno nascere pensieri e poesia, la nuda vita è già superata e il peccato di sapere, totalmente ignorato.
In Arcadia si disputa volentieri del bene e del male con la coscienza che si è già nella direzione del bene, il luogo delle Ninfe e dei pastori contempla anche la ferocia dell’istinto, l’eterno gioco di cacciato e cacciatore; necessità, volontà e potenza, si sciolgono nell’ineludibile quiete della gloriosa terra indifferente.
Rievocare il mito ritenuto più stucchevole da tanta parte della storia intellettuale, vuole semplicemente rimuovere la valenza positivista, ciecamente abbagliata dall’idea di spingere sempre lo sguardo ad un inesistente altrove salvifico.
A coloro cui mancano le cognizioni del fondamento e vivono il mero istante, la condanna delle inversioni paradossali dove, credendo di essere nel pieno possesso del qui ed ora lo distruggono inesorabilmente.
Arcadia è un monito, il sano ripensamento che ad una civiltà allo sbando è necessario.
Euòi è l’urlo delle Menadi invasate da Dioniso, non sappiamo delle vocali dell’urlo panico, ma ogni urlo le impiega perché spalancano la bocca e potenziano il volume del suono; con l’aggiunta della A si completano le cinque e l’iniziale del mio nome entra nel novero terribile degli urli che squassano la terra.
Lande, venti e cieli alti sono lo scenario desertico che fa da contraltare a cinque scene arcadiche, forse un’appendice nascosta dichiara la disfatta: lo smembramento dionisiaco non attende un’altra coscia.